LA GABBIA

note dell’autore
Il primo impulso che mi ha spinto alla scrittura di questo testo è stata una riflessione amara: viviamo in guerra. Almeno nella nostra zona, nel nostro territorio, si ha la percezione che in qualsiasi momento di una qualsiasi giornata si può finire in mezzo a una battaglia, tra clan, tra clan e forze dell'ordine o anche tra questi due e i comuni cittadini. Non è difficile immaginare che una situazione del genere somiglia di più a realtà come il Libano occupato dagli hezbollah che non a una democrazia avanzata e civile come l'Italia. Ma, tant'è, questo è il luogo in cui viviamo. Affianco a questa riflessione, ben nota ai miei conterranei, se ne è affacciata un'altra ancora più inquietante per me: noi che facciamo teatro, che ne scriviamo, che ne parliamo, che cosa stiamo facendo? Come ci rapportiamo a questo che non si può definire un fenomeno isolato ma una realtà pervasiva, che entra nella vita quotidiana di chiunque? Le risposte, ovviamente, sono molteplici e non se ne giudica l'etica. Anche chi decide di cambiare casa, trasferirsi, non commette un errore. Sarebbe stupido pensare che tutti debbano restare qui a immolarsi nel nome di un principio che non sentono. E poi ci sono quelli che hanno deciso di lottare apertamente contro la camorra, penso a Roberto Saviano, proprio a partire dal loro lavoro di autori. Da queste riflessioni iniziali ha preso spunto la vicenda de La gabbia. I protagonisti sono proprio loro: i camorristi. Come parlano, cosa pensano, che studi hanno fatto? Questo testo non vuole essere un' indagine sociologica ma, semmai, la trasfigurazione di una realtà parallela di cui spesso parliamo ma di cui non sappiamo nulla. Una realtà che vive di paura, che si alimenta di questa paura e che ci fa immaginare questi uomini più lontani, potenti e invincibili di quello che, forse, sono. Ho provato ad avvicinarli, a sentirli parlare. Non mi sono ispirato a personaggi esistenti ma "esistibili". E' ragionevole pensare che persone che gestiscono affari miliardari, che prendono decisioni di questa portata, che a volte mettono in scacco lo Stato Italiano, non siano semplicemente dei poveracci ignoranti e cafoni. Insomma ho provato a vedere cosa succedeva se uno di noi si trovasse a contatto con quella loro (nostra) realtà parallela in maniera continuativa, se ci si trovasse a parlare e lo si potesse fare in modo civile, se si potessero comprendere le ragioni o le pretese di questa gente. Affianco a questo si parla di teatro, del ruolo che il teatro ha o dovrebbe avere nell'ambito territoriale in cui ci troviamo a vivere e a lavorare. Ho sentito e sento ancora una necessità, un'urgenza di occuparmi di questo argomento e spero che tutto passi presto alla scena, che dalla pagina scritta si arrivi alla forma per cui è stato concepito. E' qualcosa che deve succedere prima che la realtà superi, per l'ennesima volta, la fantasia.
Tony Laudadio

scritto da Tony Laudadio
regia Tony Laudadio, Roberto Solofria
con Manuela Schiano Lomoriello, Roberto Solofria, Rosario Lerro, Antimo Navarra, Luigi Credendino
aiuto regia Ilaria Delli Paoli
una produzione Mutamenti 2010