CAVE CANEM

scritto, diretto e interpretato da Francesco Forlani
Anteprima nazionale

Il cane di Hitler era un pastore tedesco, e si chiamava Blondi, Bo quello di Barack Obama. Richard Wagner il suo lo aveva chiamato Pohl. Snif il cane di Sylvie Vartan e Spot quello di George W Bush. Il mio lo volevo chiamare bastardo ma poi ho preferito infame, perché, se è vero che i bisogni non li fa, per mangiare non si fa mica pregare.

All'inizio della pièce, Ultimo si rivolge così al suo cane. Un chien pas chiant (letteralmente un cane che non caga o fa cagare) è , in un'epoca imprecisata del 21esimo secolo, il felice prodotto di laboratorio, un AGM, che permetterà soprattutto alle persone anziane, ma non solo, di godere della compagnia dell'animale senza l'obbligo di portarlo "fuori". Fare le scale senza ascensore, tornare a casa ogni volta, non partire in vacanza. Ultimo, da poco separato dalla moglie probabilmente a causa di una maternità negata si ritrova da solo con la creatura e come preso da una hybris incontrollata vuole a tutti costi carpirne il segreto, sapere come fa quell'animale del suo cane a non rendere al mondo quello che ha preso. Il monologo, dialogo che attraversa tutti gli immaginari possibili legati al mondo canino, dai cagnetti in peluche dalle teste moventi che si mettevano un tempo sui sedili di dietro delle macchine, a quelli meccanici con la carica, alle ombre cinesi, ai documentari per cani, i combattimenti, le corse, scivola via via in una sovrapposizione dei due mondi, quello umano e quello animale fino a scoprire con lo spettatore che in realtà Ultimo sta parlando soprattutto a se stesso della propria condizione menomata, di terminus generazionale oltre il quale non c'è più trasmissione possibile, generazioni future a cui passare il testimone. Fino al coup de théâtre che vede la tumultuosa entrata in scena della ex moglie ad evitare il peggio e a liberare Ultimo (e Infame) di tutti i suoi (loro) fantasmi.

Quando: 
Venerdì, Febbraio 17, 2012 - 21:00
TIPO: