NICOLAMM(A)ORE
ideazione e regia Antonio Iavazzo
consulenza drammaturgica Maria Pia Dell'Omo
con Giovanni Arciprete, Lara Corace, Emilio Cozza, Elvira Del Monaco, Antonio Diana, Raffaele Iavazzo, Carmine Losanno, Marianita Josepha Vardaro
Questo spettacolo è ispirato alla “storia” di Colapesce, una leggenda risalente alla tradizione siciliana tradotta anche in altri lingue e dialetti. La versione a cui mi sono riferito è quella napoletana, una versione, però, da me completamente adattata e trasformata: con trasfigurazione di ruoli, innesti vari, integrazioni: comari, allegorie, "en travesti", la “nenna - innamorata” di Cola, simboliche madri in lutto, madre – cantante, ecc.
Tutte le versioni, comunque, fanno di Colapesce un eroe che nasce e vive di semplicità. La sua figura, spesso contrapposta a quella di un re avido e meschino, è una metafora del senso del giusto, della misura, del bene, contrapposti alle pulsioni volgari e squallide di esistenze perdute nel “fango” del puro profitto e dello sfruttamento. Colapesce, illuminato dalla sua diversa condizione di uomo a metà tra la terra ed il mare, assume i connotati di una figura salvifica che si spinge per la vastità del Mare, simbolo di Vita e di Conoscenza.
Qui, questo mondo sospeso è stato tradotto in una versione antropologica e magica, densa di suggestioni e atmosfere barocche e misteriose. Su questo humus di canti, balli, si innestano soluzioni scenografiche e video installazioni, ideati e realizzati da Edoardo Di Sarno, di grande impatto percettivo ed emotivo.
Assolutamente da sottolineare è l'inserimento, nello spettacolo, del video “Guarracino”: stop motion film (interpretato tra l’altro da Lello Giulivo, Marcello Colasurdo e altri attori di spicco del panorama attoriale napoletano). Questo corto è stato finalista, nel 2005, ai David di Donatello ed ha vinto diversi premi in Italia e all’estero. La regia di questo video è di Michelangelo Fornaro, regista di talento napoletano ma trapiantato a Torino.
Ne è scaturita un’opera sicuramente teatrale e di prosa, ma anche musicale e danzata, ambientata in una Napoli del ‘700 e in costumi d’epoca, con canti e musiche, riferiti, in parte, alla tradizione napoletana: tarantella del gargano, tammurriate, guarracino; in parte ancora ad alcuni classici assoluti del patrimonio del ‘700 campano: La Carpinese, la Ciaccona, e infine ad atmosfere musicali contemporanee e/o sperimentali.
Ci siamo addentrati negli elementi della “tradizione” esoterica e simbolica di una Napoli immaginaria e visionaria, sanguigna, travolgente, mistica. Un luogo – non luogo che sfuma e oscilla di continuo tra l’immanenza e le voracità del potente – miserabile di turno e il sogno della Purezza incarnato dalla vulnerabilità e dalla delicatezza di Colapesce, in totale accordo con la Natura e il Creato tutto. Una “fragilità” la cui forza è tutta nella Verità. Ciò che è Bello è Vero, e spesso ciò che è Vero si rivela magnificamente Fragile.
In questo appassionato tragitto “alchemico” di consapevolezza e salvezza, Cola incarna, tra il grottesco, la commedia, la farsa e la tragedia, tra danze, ritmi, canti travolgenti e di straziante struggimento, la figura eroica ed eterna del Mito rigeneratore e salvifico. Una favola anche delicatamente “ecologica”, in armonia con la leggerezza della vita e la sacraltà di destini segnati ineluttabilmente dalla malattia della Bellezza e della Poesia.












