DEVOT'
Regia: Silvana Pirone
Drammaturgia: Luigi Imperato, Silvana Pirone
Con: Fabiana Fazio, Domenico Santo, Salvatore Veneruso
Elementi scenici: Monica Costigliola
NOTE DI REGIA
Devot’ per noi è un lavoro delicato pur presentandosi con modi apparentemente forti. E’ uno spettacolo che non ci sembra inquadrabile in
nessun genere e su cui ci risulta persino difficile dire fino in fondo. E’ uno spettacolo sulla devozione che se da un lato si prende la licenza di ridere di alcuni aspetti di certa religiosità; dall’altro mostra rispetto per la fede e forse, in alcuni tratti, invidia per chi la possiede integra e genuina. Torre del Greco è una delle protagonisti di Devot’ ed un certo modo di guardare a questa città caratterizza l’intero lavoro, tanto da farne uno spettacolo sui generis. E’ una rappresentazione che ha bisogno di incontrare il pubblico prima di definirsi
perché, per sua natura, ha bisogno di trovare la strada per rendere il più possibile oggettivo qualcosa che nasce fortemente soggettivo in quanto legato ad un luogo e ad un modo, quello della regista, di osservare quel luogo. La trama drammaturgica che nasce da questa osservazione e dalla proposta di un mondo di ricordi è una storia di finzione che, mai come in questo caso, è al servizio del singolo dettaglio di vita che si vuole sottolineare, ma allo stesso tempo cerca di amplificarne e renderne visibili aspetti che a prima vista appaiono sfumati se non addirittura invisibili. La narrazione procede talvolta per salti, per sbalzi improvvisi perché ciò che conta per noi sono gli apici di tensione di quella storia e non la storia in sé. Devot’ è un atto d’amore verso i propri ricordi, verso alcuni cari, è un atto d’amore verso quello che si è stati e quello che forse si è scelto di non essere più, ma allo stesso tempo continua a determinare quello che si è oggi.
IMMAGINI
Jescetenne, sta scennenno ’a Madonna
Ascite sta scennenno
’A Madonna, sta scennenno ’a Madonna
Nell’attimo prima di compiersi
Il rito manifesta spasmodico la sua stessa urgenza
Tutti accorrono da vicino e da lontano
dal presente e dal passato, dalla carne e dallo spirito
a rendere omaggio a colei che tutto può,
a colei a cui tutto si chiede….
I desideri che non si possono realizzare
I ricordi che non si possono dimenticare
La malattia che non si può curare
L‘arsura che non si può dissetare
Le parole che non si possono dire
È l’inconfutabile, l’impossibile, l’incommensurabile
Diventano misura precisa, nel passo lento di chi deve e vuole.
Portare il peso, concreto, tangibile, di colei che tutto sa e che tutto vede.
Un pesò che è motivo d’orgoglio, una fatica, un dolore che sono ragione di riscatto.
Nei confini consueti di un interno familiare (cucina, salotto, camera da letto)
ognuno viene colto da una sorta di mistica frenesia.
Gli attriti scintillano tra polvere e farine
Tramestio di stoviglie e tovaglie
Tavole apparecchiate e subitamente sparecchiate
Ci si prepara, ci si acconcia, si corre, si torna, si parte di nuovo.
Per lei, e scarpe e nuovi treni e orecchini e trine e asfalti.
E folla, folla, folla
Acclamante ribollente conturbante schiumante che si gonfia come un cavallone di mare …
Sta ascenno
Sta ascenno ’a Madonna. Muoviti!











